Da Capri a Saint-Tropez passando per i laghi e la Costa Smeralda, viaggio tra le fuoriserie più iconiche e desiderate per vivere l’estate
L’estate ci regala da sempre sensazioni radicate nella nostra memoria collettiva suscitate dall’abbraccio della sabbia calda, dalla risacca del mare e da quel profumo denso di salsedine che si fa pungente nelle notti di luglio e agosto. In questa cornice idilliaca si inserisce un tassello meccanico del tutto peculiare. Con il suo musetto sbarazzino, i colori pastello e le forme prive di sovrastrutture tradizionali, fa la sua comparsa la “spiaggina”. Una tipologia di vetture create con l’unico scopo di celebrare la stagione calda, diventando rapidamente l’emblema della “Dolce Vita” in località leggendarie come Capri, Ischia, Portofino o la Costa Azzurra.
Nate da esigenze pratiche circo- scritte – muoversi agilmente tra viuzze tortuose per brevi tragitti che separavano l’albergo dal bagnasciuga – le spiaggine hanno radicalmente ridefinito il concetto di mobilità balneare. Caratterizzate da scocche ultraleggere, assenza totale di portiere e padiglioni rigidi, e sedili realizzati spesso in vimini o corda intrecciata per resistere all’acqua e alla sabbia, queste automobili incarnano l’archetipo dell’essenzialità e della libertà più pura. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, l’élite internazionale e il jet-set hollywoodiano scoprirono il fascino di questi mezzi e trasformarono quelle che erano nate come modeste utilitarie di grande serie in veri e propri oggetti del desiderio commissionati ai più grandi maestri carrozzieri italiani come Ghia, Fissore o Vignale. Accanto alla dimensione mondana, il concetto si estese col tempo anche a veicoli più rustici, pensati non solo per il puro svago ma anche per il lavoro costiero o il campeggio avventuroso. Questa seconda anima, nata a ridosso della fine degli anni Sessanta, ha sdoganato l’uso della plastica e delle linee geometriche, rendendo la filosofia della guida en plein air accessibile a una platea molto più ampia.
Fiat 500 e 600 Jolly Ghia
Fu la carrozzeria Ghia di Torino a creare queste auto, derivate dalle Fiat 500 e 600, che divennero un’icona del jet-set internazionale in particolare degli anni Sessanta, quando a Capri, Forte dei Marmi e Montecarlo vi sedevano a bordo Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, Jacqueline Kennedy, Grace e Ranieri di Monaco e molte altre personalità del bel mondo. Il progetto delle Jolly Ghia era dell’ingegner Sergio Sartorelli. Caratteristiche comuni ai due modelli, che dominavano il mercato, erano la totale rimozione delle portiere prima della battuta laterale, i sedili in vimini – che nella 500 era intrecciato a mano dall’azienda specializzata Ribelli –, i paraurti costituiti da un tubo metallico che proseguiva sulla fiancata, le coppe ruota integrali cromate, le gomme a fascia bianca. Su richiesta, si potevano aggiungere il tendalino in stoffa, con la frangia che richiamava gli ombrelloni balneari, e delle catenelle di protezione laterali.
Meccanicamente, la 500 Jolly adottava il classico bicilindrico parallelo Fiat raffreddato ad aria posizionato posteriormente a sbalzo. Dapprima la cilindrata era di 479 cm³, per poi passare a 499 cm³. La 600 era invece spinta da un propulsore a quattro cilindri in linea raffreddato a liquido da 633 cm³, poi incrementato a 767 cm³ per la versione 600D. Con una potenza massima tra 21 a 29 CV e la trazione posteriore, l’auto garantiva una fluidità di marcia eccezionale e una riserva di coppia ideale per affrontare le salite dalle spiagge agli hotel arroccati sulla roccia.
Il successo fu immediato e nel 1959 fu presentata la Multipla Jolly con…
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