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“Duetto”, the italian spider

Duetto the italian spider

Compie sessant’anni la spider firmata Pininfarina, un simbolo del made in Italy. In quasi tre decenni è sempre rimasta al passo con i tempi senza perdere la sua identità.

A sessant’anni dal suo debutto, l’Alfa Romeo “Duetto” resta un simbolo immortale del design automobilistico italiano nel mondo. La sua storia inizia nel cuore degli anni Sessanta, un periodo di straordinario fermento in cui la dirigenza di Arese avvertiva l’esigenza di trovare un’erede all’altezza della Giulietta Spider. Quest’ultima aveva rappresentato l’essenza della libertà e dello stile di vita mediterraneo e per sostituirla l’Alfa Romeo decise di affidarsi nuovamente alla maestria della carrozzeria Pininfarina. E l’atelier torinese diede vita a quello che sarebbe diventato l’ultimo capolavoro supervisionato direttamente dal fondatore Battista “Pinin” Farina, il quale morì poche settimane dopo la presentazione ufficiale avvenuta al Salone di Ginevra nel marzo del 1966.

Dal punto di vista tecnico, il progetto nacque su fondamenta estremamente solide, sfruttando la meccanica d’eccellenza della Giulia Sprint. Per adattare il pianale alla configurazione spider, Pininfarina con i suoi tecnici intervenne irrobustendo il pianale vista l’assenza del tetto ed accorciando il passo fino alla misura di 2.250 mm, una scelta che garantiva alla vettura un’agilità superiore e una reattività nei cambi di direzione che sarebbe diventata leggendaria. La meccanica è quella della contemporanea Giulia Sprint GT Veloce, sotto il cofano pulsa il quattro cilindri bialbero da 1.570 centimetri cubici con doppio albero a camme, un motore interamente in alluminio con camere di combustione emisferiche, capace di erogare 109 cavalli grazie all’ausilio di due carburatori a doppio corpo che le permettono di arrivare a 185 chilometri orari grazie anche al peso di poco inferiore alla tonnellata. Questo propulsore non era solo un prodigio di ingegneria per l’epoca, ma offriva un timbro sonoro inconfondibile che, unito a un cambio a cinque marce eccezionale e a un impianto frenante a dischi sulle quattro ruote, rendeva la guida della 1600 Spider un’esperienza sensoriale completa. All’anteriore i tecnici avevano scelto sospensioni a ruote indipendenti con bracci oscillanti inferiori mentre al posteriore la vettura milanese adottava sospensioni ad assale rigido.

Il nome “Duetto” porta con sé un aneddoto singolare che ne ha accresciuto il mito. Sebbene oggi tutti identifichino la Spider con questo appellativo, esso non fu mai quello ufficiale per gran parte della sua carriera produttiva, solo per i primissimi esemplari e nel finale di carriera.

L’Alfa Romeo scelse il nome tramite un concorso che vide la partecipazione di migliaia di appassionati (a vincere fu il signor Guidobaldo Trionfi di Brescia), ma l’omonimia con una merendina al cioccolato prodotta dalla Pavesi dette origine a una battaglia legale che costrinse la Casa milanese ad abbandonare questa denominazione commerciale dopo pochi mesi. Tuttavia, il legame emotivo creato da quel nome fu così potente che il pubblico continuò a chiamarla così per decenni, ignorando le fredde nomenclature ufficiali basate sulla cilindrata.

Icona di un’epoca

La consacrazione della spider italiana arrivò dal cinema e da una strategia di marketing senza precedenti. Nel 1966, per lanciare il modello, l’Alfa Romeo organizzò una…

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