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Lamborghini Miura, icona da sessant’anni

Lamborghini Miura

Con le sue curve grintose e l’assetto inedito, la Lamborghini Miura è virilità all’ennesima potenza, un distillato di estremo impeto e bellezza con la quale la Casa del Toro stupì il mondo nel 1966. E sessant’anni dopo continua a farlo.

La storia dell’automobile sportiva conosce molte pietre miliari, ma poche hanno davvero cambiato le regole del gioco. Una di queste è senza dubbio la Lamborghini Miura, la vettura che tra il 1966 e il 1973 trasformò una giovane casa emiliana in un mito mondiale e, soprattutto, introdusse un concetto destinato a entrare nel linguaggio comune: quello di supercar.

A metà degli anni Sessanta la Casa del Toro è ancora una realtà recente. Ferruccio Lamborghini, imprenditore emiliano già affermato nella produzione di trattori, aveva deciso di entrare nel settore delle granturismo di lusso quasi per sfida personale. Le prime creazioni – la 350 GT e la 400 GT – erano automobili raffinate, veloci e confortevoli, ma ancora inserite nella tradizione delle granturismo a motore anteriore.

Tutto cambia nel 1965. Al Salone di Torino la Casa di Sant’Agata Bolognese espone un semplice telaio nudo, denominato TP400. Non è un esercizio stilistico, bensì una dichiarazione tecnica: il progetto nasce dalla mente di giovani ingegneri destinati a entrare nella storia, Gian Paolo Dallara e Paolo Stanzani. All’epoca della Miura, Dallara ricopriva il ruolo di responsabile dell’ufficio tecnico. Entrato in azienda nel 1963, proprio all’avvio dell’attività nello stabilimento di Sant’Agata Bolognese, fu voluto personalmente da Ferruccio Lamborghini. Aveva appena 27 anni, ma vantava già esperienze in Maserati e Ferrari. Le sue capacità emersero immediatamente: la prima vettura del marchio la 350 GT, porta infatti anche la sua firma. Dallara rimase alla Lamborghini fino al 1968, quando scelse di intraprendere una nuova avventura nel mondo delle competizioni.

A raccoglierne l’eredità alla guida dell’ufficio tecnico fu il suo vice, Paolo Stanzani. Anche lui presente sin dagli inizi del- l’azienda, assunto poco dopo la laurea, seguì direttamente lo sviluppo dei modelli successivi alla Miura: l’Espada – derivata dalla Marzal, a sua volta evoluzione concettuale della Miura – e poi l’Urraco e la Countach.

Nonostante Ferruccio Lamborghini fosse contrario alle competizioni…


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