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Ferrari P 4/5, un’ossessione da 50 milioni

Ferrari P 4/5

La folle idea di un visionario per far rinascere la versione moderna della Ferrari 330 P4. Un’opera d’arte a quattro ruote senza eguali al mondo

Ci sono collezionisti che custodiscono le proprie auto come reliquie in depositi simili a fortezze inaccessibili e poi c’è James Glickenhaus. Il magnate americano, regista e finanziere, appartiene a quella rara specie di visionari la cui passione sfora nell’ossessione pura, quella capace di piegare i budget e i regolamenti automobilistici al volere di un sogno. Un sogno che ha un nome preciso, scolpito nella leggenda dell’automobilismo: Ferrari 330 P4. Presentata nel 1967 (quando Glickenhaus ha solo 17 anni) per rispondere allo schiaffo della Ford con le GT40 alla 24 Ore di Le Mans dell’anno prima, la P4 non era semplicemente una vettura da corsa; era un’opera d’arte in movimento. Spinta da un monumentale V12 da 4 litri e 450 cavalli, caratterizzato dall’innovativa testata a tre valvole per cilindro, la P4 entrò definitivamente nel mito il giorno in cui tre Rosse tagliarono appaiate in parata il traguardo della 24 Ore di Daytona di quel 1967.

Oggi quel capolavoro ha un valore inestimabile ed è considerata la Ferrari da competizione più desiderata e preziosa del pianeta. Nella sua immensa collezione, Glickenhaus possiede quella che vinse la gara con Lorenzo Bandini e Chris Amon: da questo privilegio è scaturita una delle storie più affascinanti del motorismo recente. L’imprenditore, terrorizzato dall’idea di rovinare l’originale ma incapace di rinunciare al brivido di guidarla, decise di farsi costruire una replica esatta dell’auto degli anni Sessanta. Per farlo non badò a spese: fece cannibalizzare altre Ferrari d’epoca ritenute più “dozzinali” e utilizzò le medesime tecniche costruttive dell’epoca. Risultato: una sorta di “muletto” da oltre un milione di dollari nato solo per preservare la sorella maggiore.

L’evoluzione della specie

Tuttavia, anche una replica perfetta restava una macchina ancorata al passato. Nei primi mesi del 2005, il collezionista americano iniziò a immaginare una moderna “Ferrari P” e, nel giugno dello stesso anno, siglò ufficialmente il contratto con Pininfarina per dare forma a quel sogno, per trasformare in realtà un progetto pensato…



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