Nata alla fine degli anni Ottanta, la roadster bavarese era un concentrato di tecnologia che catturò subito il gradimento del pubblico.
Nell’autunno del 1998, quando la BMW presentò la Z1 alla stampa internazionale nell’esclusiva cornice toscana di Punta Ala, nel cortile dell’albergo faceva bella mostra di sé una BMW 507 di fine anni Cinquanta. La presenza dell’ultima grande sportiva a due posti della Casa bavarese accanto alla nuova arrivata non era un semplice tributo nostalgico, ma evidenziava un vero e proprio salto in avanti che andava ben oltre i trent’anni che le separavano.
Se la 507 rappresentava la tradizione classica, la Z1 incarnava un insieme di soluzioni avveniristiche proiettate nel futuro. La genesi di questa vettura risale all’inizio del 1985, quando il Consiglio di Amministrazione di BMW decise di allestire una filiale autonoma, un think-tank isolato dai tradizionali uffici di sviluppo situata a meno di cinque minuti dalla sede di Monaco. Nacque così la BMW Technik GmbH, nota semplicemente come “ZT”, in cui sessanta persone tra ingegneri, tecnici e designer fu lasciato libero di trasformare in realtà le idee più audaci. In soli sei mesi, il gruppo produsse concept concreti per dare un nuovo impulso alla produzione automobilistica attraverso l’esplorazione di nuovi materiali, strutture inedite e la drastica riduzione dei tempi di sviluppo.
Il frutto primario di questo laboratorio prese il nome di Z1 dove la Z stava per Zukunft (futuro, in tedesco). Nessuno aveva pianificato di mettere in produzione una concept car, ma la qualità del lavoro svolto e l’entusiasmo suscitato dall’idea di una nuova spider sportiva convinsero i vertici dell’azienda a procedere. A dodici mesi dal via libera era già operativo il primo prototipo marciante. Il 1° agosto 1986 giunse l’annuncio: «BMW Technik AG ha messo a punto il suo primo prodotto.
La BMW Z1 è stata concepita sulla base di specifiche fondate sulla lunga tradizione BMW, ma tenendo al contempo presenti le esigenze di mobilità future». Il mercato chiedeva a gran voce una vettura capace di raccogliere l’eredità di icone come la 328 e la 507, e la Z1 fu progettata per colmare quel vuoto rifiutando l’approccio alla comodità che aveva caratterizzato le sportive negli anni Ottanta. Concetti come “giovane”, “dinamica”, “aggressiva” e “una nuova dimensione di guida” diventarono i pilastri del progetto. Le caratteristiche erano un peso contenuto, un baricentro ribassato, dimensioni compatte e soluzioni tecniche senza precedenti, quali le portiere a scomparsa verticale e la struttura portante in lamiera d’acciaio con rivestimento esterno in plastica.
Dietro le porte blindate del centro di sviluppo, l’ingegnerizzazione per la serie proseguì a ritmi serrati. Data la natura dei materiali e della struttura, fu…
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