Negli anni Novanta, l’Aston Martin torna ai fasti del passato con la DB7, un capolavoro ancora oggi di grande potere seduttivo
Aston Martin, uno dei marchi che hanno fatto fatto la storia dell’automobile e dello sport. Nato nel lontano 1912 come concessionario del marchio Singer, si fa subito notare per le preparazioni sportive delle proprie vetture e sarà proprio una gara vinta, la corsa in salita Londra-Aston Clinton, a dare il nuovo nome alla Casa, fondendo il nome Aston con quello di uno dei fondatori, Lionel Martin.
La Prima Guerra Mondiale e svariate peripezie commerciali portano però la ditta al fallimento e nel 1926 il marchio viene acquistato da un’azienda di motori aeronautici che intendeva entrare nel settore dell’automobile. In pochi anni, la piccola factory si fa un nome come produttrice di automobili veloci e robuste, capaci di affermarsi anche nelle competizioni. La Seconda Guerra Mondiale interrompe di nuovo la produzione ma nel dopoguerra arriva la svolta definitiva, con l’acquisto del marchio da parte di David Brown, imprenditore di successo, che cambia il nome in Aston Martin Lagonda e avvia la produzione dei modelli che faranno la storia della Casa con la sigla DB, dalle sue iniziali. L’appassionato dà un nuovo impulso anche all’attività sportiva, che culminerà nel 1959 con la vittoria nella 24 Ore di Le Mans e nel Campionato Mondiale Vetture Sport.
Nei decenni fra il 1950 e il 1980, le Aston Martin consolidano la loro fama di vetture sportive eleganti ed esclusive grazie a modelli iconici, primo fra tutti la famosissima DB5 di James Bond. Poi, nel 1986, l’azienda approda in casa Ford, e anche se i numeri di produzione sono sempre quelli di un costruttore per una ristretta élite, Aston Martin è ormai definitivamente nel novero dei marchi leggendari. Ma la Ford, he rimarrà proprietaria dell’azienda fino al 2007, guarda anche ai numeri di mercato, e vuole ampliare la produzione. Così, nel Salone dell’Automobile di Ginevra del 1993, viene lanciata la nuova DB7, che riprende la sigla abbandonata vent’anni prima con la DB6, con l’intenzione di raggiungere un pubblico più vasto. Realizzata sul pianale della Jaguar XJS per contenere i costi, la vettura, disegnata dal talentuoso Ian Callum, è bella e slanciata; il motore, anch’esso di derivazione Jaguar, è un…
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