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Nel regno del Toro

Emilio Paltrinieri la passione per le Lamborghini

Le ricerche instancabili, le memorie della fabbrica di Sant’Agata e gli esemplari conosciuti da bambino: la fede assoluta di un giovane cultore per il mondo Lamborghini è un mix di nostalgia, passione e professione.

Esistono passioni che nascono con noi e che, crescendo, finiscono per plasmare l’intera nostra esistenza. Quella di Emilio Paltrinieri, 48 anni, per le supercar di Sant’Agata Bolognese è una storia d’amore viscerale iniziata da bambino e coltivata a pochissimi km dalla fabbrica. Emilio è un vero “nerd”, come si auto definisce, dell’universo Lamborghini: un profondo conoscitore della storia, dell’artigianalità e delle leggende che ruotano attorno alle vetture nate dal genio di Ferruccio Lamborghini. Il suo garage non è un semplice spazio di custodia ma un vero santuario della cultura automobilistica, dove trovano posto rarità, accessori d’archivio e memorabilia spesso irreperibili.

Cominciamo dall’inizio. Come è nata la tua passione per Lamborghini?

«Mio padre era un grande appassionato di auto e moto e, in casa, quando ero alle elementari, oltre a Topolino e ai fumetti Disney giravano tantissime riviste di settore. In più, venivo accompagnava spesso a vedere il passaggio della Mille Miglia, le fiere di veicoli storici e non solo: una tappa fissa era fermarsi ad ammirare le vetture nelle vetrine dei rivenditori di supercar a Modena, dove all’epoca c’erano tre saloni incredibili nei quali si potevano ammirare le più belle sportive italiane. La mia mania per la Lamborghini nacque nel preciso istante in cui capitai davanti a una nota concessionaria in via Emilia, ancora oggi in attività, e vidi per la prima volta la Countach. Mio padre ricorda ancora che rimasi imbambolato per diversi minuti a osservarla, per poi dirgli: “Questa è meglio delle Ferrari”. Da quel momento in poi ho sempre ripetuto ai miei genitori che un giorno avrei comprato una Lamborghini, anche se devo ammettere che entrambi erano piuttosto perplessi sulla realizzabilità del sogno».

Come mai questa predilezione netta così precoce per la Casa del Toro?

«Onestamente, da bambino penso sia stata una questione di design. Ho sempre trovato le Lamborghini più affascinanti, aggressive e muscolose. Credo che Marcello Gandini abbia disegnato le auto più belle di tutti i tempi e, soprattutto, le più originali dal punto di vista stilistico. La Countach, in particolare, è stata una delle auto più importanti nella storia delle supercar e sono convinto che ci sia un po’ del suo DNA nella maggior parte delle hypercar moderne. Negli anni dell’università mi sono documentato approfonditamente sulle vetture di Sant’Agata grazie a libri, siti e forum dedicati. Una cosa che mi ha sempre affascinato è la peculiarità e la totale artigianalità delle auto prodotte fino agli anni Novanta: non ne esisteva una identica all’altra. Inoltre, le Lamborghini sono sempre state auto per clienti molto particolari, talvolta persino personaggi eccentrici o discussi. Ci sono storie incredibili e affascinanti legate a queste auto e ai loro proprietari: tra verità e leggenda, penso non esista nulla di paragonabile nel mondo automobilistico. Le corse mi sono sempre piaciute tantissimo, sia di auto sia di moto, ma non avendo mai avuto la possibilità di correre in pista non sono mai state la ragione per preferire un marchio all’altro. Per dirla tutta, nel corso degli anni ho posseduto anche un paio di Ferrari e Maserati ma, per una ragione o per l’altra, non mi sono mai entrate nel cuore come le auto del Toro. C’è qualcosa di viscerale che accomuna tutti gli appassionati delle Lamborghini di un tempo».

Quanto ha influito il fatto di abitare a pochi km da Sant’Agata Bolognese?

«Il fatto di poter vedere dal vivo le auto in prova, il Museo Lamborghini e la fabbrica stessa a meno di mezz’ora da casa ha inciso profondamente, soprattutto da quando ho avuto la possibilità di muovermi autonomamente in moto e in auto. Altrettanto determinante è stata la presenza, nel raggio di pochissimi km, dei più qualificati artigiani del restauro delle supercar classiche italiane: dalle officine specializzate alle migliori carrozzerie. È stata una grande fortuna, che nel tempo mi ha aperto anche opportunità lavorative e ha reso meno complessa la manutenzione e il restauro delle vetture».

La prima Lamborghini che hai guidato?

«Non potrei mai dimenticarla: una Jalpa prima serie del 1983, quella con…



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