Dalla 26685 del 1980 alla 35529 del 1981 fino alla Ferrarelle del 1984, l’evoluzione della Berlinetta Boxer secondo Armando Palanca, l’ultima stagione delle derivate dalla produzione nell’endurance. Una storia di tecnica, intuizione e coraggio.
Dopo la vittoria nel Campionato del Mondo Marche del 1972 con la 312 PB, Ferrari decise di concentrare tutte le risorse sulla F1, sospendendo per la prima volta nella sua storia il programma Sport Prototipi che per decenni aveva rappresentato l’essenza tecnica della Scuderia. La scelta segnò una cesura profonda, ma non definitiva. A Maranello si continuò a osservare con attenzione il mondo dell’endurance, e quando due anni dopo la 365 GT4 BB evolse nella 512 BB, con cilindrata aumentata e lubrificazione a carter secco, l’idea di un ritorno alle gare tornò a farsi strada. Il progetto della Berlinetta Boxer, nato tra il 1971 e il 1972 sotto la guida di Pininfarina, aveva già beneficiato di studi aerodinamici condotti nella galleria del vento di Grugliasco. La carrozzeria, moderna e compatta, era stata concepita per una granturismo a elevate prestazioni, ma offriva una base interessante per una silhouette da competizione.
La “512 BB competizione”
Nel 1977 Ferrari incaricò Pininfarina di studiare la trasformazione della BB in vettura da gara. Furono introdotte prese d’aria maggiorate, sfoghi sul cofano, un muso più inclinato e un alettone derivato dalla 312 F1, ma mantenuto l’impianto stilistico originale. Era un affinamento che adattava una forma stradale alle esigenze dell’endurance. All’inizio del 1978, con il progetto ormai maturo, tre telai 512 BB furono preparati a Modena dal reparto Assistenza Clienti Ferrari, sfociando nella ‘512 BB Competizione’.
Il primo esemplare completato fu il 22715, seguito da 24127, 24129 e 24131. La Competizione nasceva con interventi mirati che trasformavano la berlinetta in una vera macchina da endurance per la classe IMSA GTX: struttura alleggerita, aerodinamica dedicata, impianto frenante potenziato, serbatoio maggiorato e abitacolo con roll bar, secondo le specifiche del Gruppo 5 “lite”. Le quattro vetture debuttarono alla 24 Ore di Le Mans. Nessuna terminò la gara: la 24127 si ritirò per rottura del motore, le altre per cedimento del cambio. Quell’esperienza, pur difficile, pose le basi per la prima vera generazione di BB da corsa: la BB/LM.
Arriva la 512 BB/LM
Nel corso dello stesso anno Ferrari allestì quattro esemplari della prima generazione di 512 BB da corsa per la stagione 1979: 26681, 26683, 26685 e 26687. Il primo completato fu il 26681, destinato a diventare un riferimento tecnico: ultimato a fine 1978, testato nella galleria del vento Pininfarina e poi in pista anche da Jody Scheckter. Era la prima volta, dopo anni di assenza dalle gare di durata, che una Ferrari veniva sviluppata con un approccio quasi da prototipo.
Con questa vettura nacque la seconda serie delle 512 BB da competizione, la ‘BB/LM’. Affidata a Charles Pozzi, la 26681 debuttò alla 24 Ore di Daytona 1979 con Andruet e Dini. Partirono quindicesimi, ma un sospetto cedimento alle sospensioni li fermò dopo 103 giri. A Le Mans risalirono fino all’ottava posizione prima che un calo di pressione dell’olio danneggiasse il motore. Dopo Le Mans, la 26681 rientrò a Maranello come laboratorio tecnico per lo sviluppo delle successive BB/LM.
Inizia l’avventura Bellancauto
Nel 1980 Bellancauto, la scuderia italiana creata dal gentleman driver e collezionista Fabrizio Violati, acquistò il telaio 26685, una BB/LM ancora legata all’impostazione aerodinamica Ferrari Pininfarina. Fu il primo vero terreno su cui Armando Palanca poté applicare il suo metodo. Arrivata in configurazione di seconda serie, venne sottoposta a un affinamento che univa sensibilità aeronautica e pragmatismo da pista: pulizia dei flussi, migliore estrazione d’aria, revisione dei condotti di raffreddamento e un assetto ripensato per la costanza nei lunghi stint. Non una rivoluzione, ma un’evoluzione misurata, costruita prova dopo prova.
Con questa impostazione, la BBB/LM, ossia Berlinetta Boxer Bellancauto, affrontò Monza e Le Mans, rivelandosi più…
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