La BMW 2800 CS di Andrea Dal Vecchio è sempre rimasta in famiglia: la comprò il nonno dopo altre tre BMW, dalla minima 700 all’ammiraglia Coupé. Dopo 55 anni ripaga con gli stessi dinamismo, fascino e robustezza.
Tecnicamente tutto ha inizio dalla Neue Klasse del 1962, esteticamente addirittura dalla 700 del 1959, ossia dai due progetti cruciali per la ripresa del marchio BMW nel dopoguerra, la riuscita dei quali avrebbe potuto salvarlo o farlo scomparire per sempre. Basterebbe questo per garantire, alla protagonista del nostro servizio, la BMW 2800 CS, presentata a dicembre 1968, un “posto al sole” nella storia del motorismo.
Ma la “coupettona” che vedete in queste pagine, arrivata in Italia davvero col lumicino, è molto di più, il coronamento di un progetto valido, razionale e ben studiato, che partendo dalla cilindrata considerata “standard” per le vetture medie destinate alla borghesia di quel periodo, i 1500cc della citata Neue Klasse, arriva, mantenendo le sue doti di robustezza ed efficienza, alla ben più poderosa cubatura di 2800cc, cifra che supera di slancio quella invece dei 2 litri, oltre la quale, ieri ma anche un po’ oggi, si identificano i modelli potenti, sportivi e adatti a una clientela più competente, facoltosa ed esigente.
Esteticamente invece risaliamo, appunto, fino alla 700 – vettura compatta, economica, razionale e spaziosa, che col suo piccolo 4 cilindri ha il merito di riportare la clientela europea a bordo di una BMW – perché nella definizione della sua linea filante, aggressiva e molto dinamica, se comparata alle concorrenti dell’epoca, riconosciamo due matite che insieme hanno saputo plasmare lo stile di riferimento del Marchio bavarese per l’intero secolo scorso: il tedesco Wilhelm Hofmeister, storico capo del design BMW dal 1955 al 1970, che passerà alla storia per il “gomito”, il particolare taglio del finestrino posteriore con la repentina e spigolosa piegatura all’interno del tratto conclusivo, e l’italiano Giovanni Michelotti.
Il genio torinese non avrà mai la sua carrozzeria ma svilupperà la capacità di passare dal figurino 1:1 al prototipo marciante in una manciata di settimane e per questo verrà corteggiato da tutti i possibili competitor. La stessa modalità di lavoro che convincerà Hofmeister, il quale lo vorrà al suo fianco per rinfrescare l’immagine delle BMW degli anni Sessanta, a partire proprio dalla 700.
Un preambolo simile, oltre a introdurre il modello, ci serve anche per raccontare la storia di questo esemplare e del suo primo proprietario, il nonno dell’attuale, Andrea Dal Vecchio, giovane agronomo di Torino che la 2800 CS se l’è trovata in eredità e non se l’è certo lasciata scappare: «Mio nonno la prese nel gennaio del 1971 e fu la sua quarta BMW nel giro di dieci anni, dopo una 2000 CS, una Neue Klasse 1800 e la 700 con la quale cominciò la liaison col marchio bavarese»; curioso, vero? Partire da una cilindrata modestissima come 700cc e arrivare a ben 2800cc con una disinvoltura che oggi sembrerebbe fantascienza e fare lo stesso percorso, da proprietario, che fece Michelotti nel disegnarne le linee.
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