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Frecce Argento

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Novant’anni fa debuttava nei circuiti d’Europa la Type C, terza “macchina da guerra” nata per vincere che anticipava di vent’anni l’attuale impostazione delle auto da Formula 1. Grazie a un ingegnere visionario, a un asso delle corse e a un certo dittatore…

C’era un uomo nella Germania degli anni Trenta, che guardava il mondo delle corse da una prospettiva spostata in avanti di almeno vent’anni. Quell’uomo era l’ingegnere Ferdinand Porsche. In un’epoca in cui il motore davanti al pilota era considerato un dogma intoccabile, Porsche intuì che l’avvenire nel mondo delle corse apparteneva all’equilibrio delle masse. Quella che allora sembrava una bizzarria tecnica – il motore piazzato alle spalle del guidatore – sarebbe diventata la regola aurea della Formula 1, ma solo a partire dalla fine degli anni Cinquanta grazie a John Cooper.

Nel 1936, novant’anni fa, quella visione assunse un nome preciso e terrificante per gli avversari: Auto Union Typ C. Tutto ebbe inizio qualche anno prima, nel marzo del 1933. Ferdinand Porsche, nato in Boemia nel 1875 e quindi all’epoca 58enne, dopo aver lasciato la Mercedes per mettersi in proprio con lo studio di progettazione e ingegneria Dr. Ing. h.c. F. Porsche GmbH, che aveva fondato due anni prima a Stoccarda, presentò alla Auto Union il progetto di una vettura rivoluzionaria, inizialmente denominata Porsche-Wagen Tipo 22.

Grazie alla mediazione di Hans Stuck – pilota già celebre, il cui figlio avrebbe brillato in F1 e nelle gare di durata tra gli anni Settanta e gli Ottanta – la Casa tedesca ottenne da Adolf Hitler una sovvenzione di 300mila marchi per sviluppare un progetto che, ovviamente, sarebbe servito (anche) a magnificare l’industria tedesca in tutto il mondo.

Era basato sulle norme della “Formula 750 kg”, che imponeva alle vetture un peso massimo di 750 kg (esclusi liquidi e pneumatici). Il regolamento si basava su un paradosso tecnico d’altri tempi: massima libertà per cilindrata, frazionamento e sovralimentazione, ma un vincolo ferreo sulla bilancia. L’idea di allora – oggi resa obsoleta dall’utilizzo di materiali ultraleggeri – era che imporre un limite di peso massimo avrebbe naturalmente frenato le dimensioni dei motori e, di conseguenza, la loro potenza. Porsche ottenne il via libera e realizzò i primi tre esemplari di prova, le cosiddette P-Wagen, che si sarebbero…


Vuoi leggere l’articolo completo? Lo trovi nel numero di Auto d’Epoca n. 499 – Aprile 2026.

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